Sui righi e negli spazi

Note di vita del maestro Duilio Neri

Anna Maria Neri

ISBN: 978-88-6995-817-5
Caratteristiche: 2020 • 21x27,5 cm • 144 pagine • 190 immagini • brossura con bandelle

Volume 18,00 17,10

Descrizione

«Presentare un volume dedicato alla vita d’una qualunque persona è sempre un cómpito molto difficile, specialmente se con questa persona si sono condivisi momenti significativi della propria vita: da una parte, si rischia di scrivere lodi tanto esorbitanti quanto (talvolta) ingiustificate dell’onorato, sottoponendone al lettore una visione, per così dire, angelicata; e dall’altra, i ricordi personali del prefatore e i dati raccolti con (tanto o poco) scrupolo dal biografo possono non collimare, così da falsare, in definitiva, la corretta ricostruzione storica che il primo dovrebbe mettere in evidenza.

L’opera che mi accingo a presentare, grazie all’onore che mi è stato riservato, mi esenta, per davvero, dai rischi testé ricordati; infatti, sebbene i ricordi provenienti dalla mia frequentazione del Maestro Neri si presentino alla mente come un fiume in piena, la puntuale ricerca storica dell’Autrice impedisce ad essi di debordare e prendere così il sopravvento, a scapito dell’obiettività.

Il lettore troverà nel libro la narrazione degli episodi salienti della vita di un uomo che, oltre ad esser stato un cittadino modello e un buon padre di famiglia, ha dato moltissimo alla cultura musicale bandistica della nostra terra: cosa quest’ultima che accresce l’interesse verso di lui, varcando la soglia degli affetti familiari.

Lascerei, allora, la dimensione di sposo, di padre e di nonno dentro questa soglia e mi soffermerei, seppure in modo succinto, sull’aspetto pubblico del Maestro, vale a dire quello di educatore di intere generazioni di musicisti: secondo me, infatti, il suo modo di intendere la banda e la musica bandistica costituisce ancor oggi un messaggio attuale per coloro che amano queste associazioni e il genere musicale che esse presentano.

A questo proposito occorre notare, sin da sùbito, come il tratto caratterizzante di tutte le sue partiture – dalle rinomate fantasie di musica leggera, alle strumentazioni di inni religiosi, per arrivare alle sue composizioni – fosse senza dubbio costituito dal fatto che egli scriveva per tutti; nel senso, cioè, che tutti i musicisti (o sarebbe più giusto dire: musicanti) dovevano esser in grado di eseguire quanto era loro richiesto.

Da qui un continuo adattamento (che non è certo sinonimo di arrangiamento, nell’accezione corrente e non specifica di sistemazione alla bell’e meglio) dei pezzi che egli stesso strumentava per intero o che si trovava a scegliere nei repertori a stampa per bande.

Dietro a questa semplificazione risiedeva, a mio avviso, un messaggio molto forte: quello di considerare la banda come luogo fondamentale di aggregazione, dove bambini, giovani e anziani suonano insieme per passione, cosicché non deve esserci differenza tra allievo e musicista provetto, perché entrambi accomunati dal medesimo afflato…»

Andrea Landi

 

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