Semicerchio LXIII (2-2020) – Rivista di poesia comparata

Hodoeporica. Gli ospiti del caso /
The guests of chance /
Les hôtes du hasard

Michela Landi, Sara Svolacchia (a cura di)

ISBN: 978-88-6995-872-4
ISSN: 1123-4075
Caratteristiche: 2020 • 20x27 cm • 160 pagine • brossura
Collana: Semicerchio

22,0046,00

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Descrizione

«Con una efficace formula di William Wordsworth che riconduce, al contempo, ai temi dell’ospitalità e dell’incontro cari alla rivista abbiamo inteso indagare, nei suoi aspetti tematici, formali e socio-storici, il fenomeno, noto sin dall’antichità, della “poesia di viaggio” o “poesia odeporica”.

Siamo andati così a ritagliare, dall’ampio ventaglio di testi ascrivibili alla cosiddetta “letteratura di viaggio”, per lo più moderna e in prosa, uno specifico caso che, per più cogenti ragioni prosodiche, trae la sua coerenza e motivazione dal passo quale unità del verso e del viaggio.

Se dunque la critica è piuttosto concorde sul fatto che la letteratura odeporica è un genere instabile (De Caprio), mal definito (Wolfzettel), o dallo statuto epistemologico incerto (Bertrand) per via della varietà delle forme sotto le quali si manifesta (collage, lista di luoghi visitati, raccolta di frammenti, diari, romanzi, etc.), ragione per la quale appare necessario identificarla attraverso costanti tematiche piuttosto che attraverso costanti formali (Monga), la poesia odeporica sembra poter vantare, per i requisiti formali sopra ricordati, una maggiore unitarietà.

Nota in Francia anche come poésie viatique e, nei paesi anglosassoni, come viatic poetry, la poesia odeporica si caratterizza principalmente per forme e temi legati all’esperienza dello spazio, sia essa diretta (viaggio a piedi) o mediata (mezzi di trasporto).

Certo è che lo sviluppo industriale ha svolto, nella tematizzazione del mezzo di locomozione, un ruolo di prim’ordine; vi è un discrimine piuttosto significativo tra l’epoca pre-industriale, in cui l’esperienza pedestre appare predominante, e quella successiva dove invece, anche a seguito della centralità che assume il mezzo stesso quale amplificatore del movimento e della volontà, la scelta dello spostamento a piedi assume una inedita pregnanza.

In rapporto al viaggio ‘aumentato’ con l’ausilio di mezzi di locomozione – viaggio eteronomo che paga la accresciuta opportunità di esperienze e la posizione di dominio del viaggiatore nei confronti dello spazio con la dipendenza dalle possibilità tecniche del mezzo stesso o dalla volontà del suo amministratore – il viaggio pedestre viene ad esemplificare l’autonomia del viaggiatore rispetto alla macchina, oltre che una relazione non predatoria, ma paritetica e pacifica con l’ambiente.

È, infatti, un tratto peculiare della modernità industriale lo sviluppo di quel sottogenere della poesia odeporica noto come «poesia deambulatoria» (pedestrian poetry; poésie déambulatoire, secondo la definizione di Suzanne Bernard), il quale, pur non escludendo altri mezzi di spostamento, assume a fondamento vocazionale l’attività pedestre nelle sue diverse fattispecie (dalla flânerie metropolitana al vagabondaggio interurbano)…»

Michela Landi

 

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