Non mollare – Il teatro dei Chille pietra d’inciampo
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Informazioni tecniche
Descrizione
La notte del 31 dicembre 1924, a Firenze, una squadra fascista distrusse la sede del Circolo di Cultura in Borgo SS. Apostoli. Nel silenzio imposto dal regime, un gruppo di uomini liberi scelse di resistere: nacque così Non Mollare, il foglio clandestino di Salvemini, Carlo e Nello Rosselli, Ernesto Rossi, Pilati e Traquandi.
A cent’anni da quel gesto di coraggio, i Chille de la balanza, compagnia con oltre mezzo secolo di teatro civile, ridanno voce a quella storia con un progetto che intreccia arte e memoria: una passeggiata urbana, uno spettacolo immersivo, un viaggio tra le strade e le coscienze.
Dal Cimitero di Trespiano e dal Quadrato del Non Mollare fino a San Salvi, l’ex manicomio oggi casa dei Chille, il teatro si fa rito civile, “pietra d’inciampo” per la memoria collettiva.
Questo libro la racconta e interroga attraverso i contributi di Matteo Brighenti, Riccardo Rescio, dello storico Mimmo Franzinelli, e l’introduzione di don Andrea Bigalli, voce libera e scomoda del nostro presente.
Le fotografie di Paolo Lauri e Ivan Margheri restituiscono la forza visiva di un teatro che nasce dall’ascolto e diventa testimonianza.
Un racconto corale, un atto di gratitudine verso chi ebbe il coraggio di non mollare ieri, e verso chi, oggi, continua a farlo con la cultura e la partecipazione.
Un ringraziamento sincero va a tutti gli autori, agli artisti, e soprattutto al pubblico, che ha seguito con emozione ogni tappa di questo cammino.
Evento speciale dell’Estate Fiorentina 2025, promosso dal Comune di Firenze, Non Mollare rinnova il legame tra memoria e presente: perché il teatro – come la libertà – vive solo se condiviso.
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Matteo Brighenti
Giornalista pubblicista, è critico di teatro e danza. Laureato in Scienze Politiche, fa parte del nucleo direttivo di «PAC-Paneacquaculture», e collabora con «Hystrio». Suoi articoli sono apparsi su «La Falena» e «Doppiozero». È stato finalista al Premio “Nico Garrone” ai critici più sensibili al teatro che muta. Ha scritto contributi per Il teatro e i suoi spazi 1# ARCHITETTURE (Stratagemmi Prospettive Teatrali), Isabella Ragonese. Tutta la vita dentro e Pierfrancesco Favino. Collezionista di anime (Cosmo Iannone Editore); è coautore di Chille 50. La durata è la forma di resistenza di un teatro, Napule ’70. Chille de la balanza, e Pazzi di libertà. Il Teatro dei Chille a 40 anni dalla legge Basaglia (Pacini Editore); sua la postfazione in Aldo Morto di Daniele Timpano (Cue Press). Progetta e conduce percorsi di formazione del pubblico, visione e scrittura critica, a margine di stagioni teatrali, festival, rassegne. È membro della giuria del Premio Hystrio e del direttivo di Rete Critica.
Mimmo Franzinelli
Studioso del fascismo e dell’Italia repubblicana, cofondatore della Fondazione “Rossi-Salvemini” di Firenze, è autore di numerose pubblicazioni, tra le quali si segnalano per Bollati Boringhieri I tentacoli dell’OVRA (Premio Viareggio 2000) e Autopsia di un falso (2011); per Rizzoli La sottile linea nera (2008) e L’arma segreta del duce (2015); per Laterza Storia della Repubblica sociale italiana (2020) e Croce e il fascismo (2024); per Feltrinelli Il Giro d’Italia (2013) e L’amnistia Togliatti (2016); per Mondadori Schiavi di Hitler. I militari italiani nei Lager nazisti (2023); Matteotti e Mussolini. Vite parallele dal socialismo al delitto politico (2024) e Colpire Mussolini. Gli attentati al duce e la costruzione della dittatura fascista (2025); per Einaudi Gli artigli del Condor (con Marina Cardozo, 2025). Collaboratore de «L’Indice dei Libri del Mese» e della trasmissione «Wikiradio».
Riccardo Rescio
Si autodefinisce un apprendista artigiano del pensiero. Questa cifra stilistica racchiude il suo approccio alla conoscenza: un lavoro paziente, umile e concreto, modellato come quello di un artigiano, ma applicato alle idee. La sua riflessione si concentra con particolare sensibilità sul rapporto tra autorità, responsabilità e formazione dello spirito critico nelle giovani generazioni. Attingendo dalle intuizioni di grandi maestri della pedagogia e della cultura come Gianni Rodari, la sua scrittura unisce una profondità di analisi filosofica a un taglio giornalistico accessibile. Il suo obiettivo non è l’ostentazione del sapere, ma la massima esplicitazione di un pensiero chiaro e propositivo, sempre finalizzato a stimolare una consapevolezza matura e un dialogo costruttivo. Considera la scrittura un atto di responsabilità civile, convinto che la capacità di discernimento sia l’eredità più preziosa da trasmettere per il futuro della collettività.
