Il monologo autonomo

Penelope di Joyce e le sue varianti

Dorrit Cohn
Introduzione, traduzione e cura di Gloria Scarfone

ISBN:
VOLUME: 978-88-6995-957-8
EBOOK: 978-88-6995-958-5
Caratteristiche: 2021 • 11x18,5 cm • 160 pagine • brossura con bandelle

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Il monologo autonomo - Penelope di Joyce e le sue varianti
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Descrizione

The Autonomous Monologue è l’ultimo capitolo di Transparent Minds (1978) di Dorrit Cohn: un caposaldo della narratologia, mai tradotto in italiano.

Attraverso la forza dei grandi disegni storici e la lucida precisione delle singole analisi, l’autrice indaga le forme e i modi in cui la vita psichica viene rappresentata nel romanzo, fino a fare del monologo di Molly Bloom l’apice del realismo psicologico.

 

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«[…] Pubblicato nel 1978, questo libro [Trasparent Minds, ndr] rappresenta uno dei più significativi punti di riferimento nell’ambito della narratologia, sebbene Cohn non abbia mai raggiunto la notorietà di alcuni studiosi coevi con cui pure dialogava e si confrontava – Genette su tutti.

La mancata traduzione di Transparent Minds in Italia è insieme sintomo e causa di questa immeritata marginalità.

In Francia, dove il libro è stato presto tradotto da Seuil (La Transparence intérieure, 1981), le acquisizioni di Cohn hanno invece avuto modo di circolare e giocare un ruolo molto importante, influenzando studiosi come Ricœur (il secondo volume di Temps et récit lo dimostra esplicitamente).

Dorrit Claire Cohn nasce a Vienna nel 1924 e lascia l’Austria nel 1938, poco prima dell’Anschluss. Nel 1939 emigra negli Stati Uniti, dove si specializza in letterature comparate e in germanistica prima ad Harvard, poi a Yale e infine a Stanford. Qui discute la sua tesi di dottorato sui Sonnambuli di Broch, dalla quale nascerà il suo primo libro: The Sleepwalkers. Elucidations of Hermann Broch’s Trilogy (1966). Dopo un periodo di insegnamento presso l’Indiana University, nel 1971 continua la sua carriera accademica nell’Università in cui erano iniziati i suoi studi: Harvard, dove, dopo essere stata la quinta donna ad aver ottenuto una cattedra all’interno della Faculty of Arts and Sciences, è nominata professoressa emerita.

L’origine austriaca della studiosa sarà, come vedremo, determinante, non solo per la sua formazione da germanista, ma perché le permetterà di accostarsi molto presto – e cioè prima che siano tradotti in inglese – ai lavori dei due teorici che più influenzeranno il suo metodo: Die typischen Erzählsituationen im Roman (1955) di Franz Karl Stanzel e Die Logik der Dichtung (1957) di Käte Hamburger…»

Gloria Scarfone

 

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