L’industria del Biossido di Titanio

La Tioxide di Scarlino: un Case-Study

Fabrizio Fuga

Disponibilità: ESAURITO
Caratteristiche: 1984 - 160 pagine
Collana: Geografia

Volume

Descrizione

Lo studio, seguendo un approccio multidisciplinare, analizza le caratteristiche strutturali e l’evoluzione tecnico-economica dell’industria del Biossido di titanio (TiO2). Il Biossido di titanio puro è un solido che si presenta in tre forme cristalline fondamentali: l’anatasio, il rutilo e la brookite. Il suo sfruttamento industriale ebbe inzio nel 1913 ottenendo rapidamente, per le sue eccezionali qualità e proprietà, un successo straordinario sul mercato che gli consentì ben presto di diventare il pigmento di gran lunga più utilizzato in commercio. La produzione di TiO2 rientra nelle lavorazioni della chimica fine. Si tratta di una attività industriale ad elevata specializzazione, a forte intensità di capitale e ad alto valore aggiunto tecnologico. Tutto ciò fa sì che il comparto presenti una connotazione di tipo ologopolistico, con una organizzazione tecnico produttiva orientata verso la verticalizzazione e di dimensione decisamente multinazionale. Per sua natura, la produzione di TiO2 ha sempre comportato gravi problemi di impatto ambientale che proprio in Italia hanno incontrato il momento di massima crisi (con il fenomeno del “fanghi rossi” di Scarlino), ma anche il punto di svolta per il loro superamento in virtù, proprio, delle soluzioni tecniche adottate presso lo stabilimento della Tioxide di Scarlino. Di tutti questi temi, nonché della probabile evoluzione del mercato e delle imprese nei prossimi anni, il volume dà una estesa panoramica critica.

Potrebbero interessarti anche...