La Memoria del testo

Laura Tosi

ISBN: 978-88-7781-392-3
Caratteristiche: 2001 - 14,4x22,3 - 144 pagine - 10 foto - brossura cucita

Volume 16,53

Descrizione

Oggetto di questo studio è il macrotesto tragico websteriano come sistema autonomo e coeso, dal particolare meccanismo compositivo basato sulla ripetizione e la rielaborazione del frammento. La scrittura websteriana, a un tempo invenzione e gioco a incastro, si fa riconoscere da uno studio attento come una sorta di collage drammatico, costruito da geniali trasformazioni dei testi originali.
Dalla reinterpretazione del modello della revenge tragedy, alle riflessioni metadrammatiche sull’agire politico nello spazio affascinante e corrotto della corte rinascimentale italiana, il dialogo costante con le fonti non si manifesta solamente nell’intreccio linguistico ma anche e soprattutto a livello di confronto culturale. L’uso continuato di una fonte nelle due tragedie, come nel caso del manuale La Civil Conversazione del Guazzo, costituisce il pretesto per proseguire una discussione sulla posizione del gentiluomo a corte, descritta in modo estremamente negativo nella prima tragedia ma contemplata con minor cinismo nella seconda. Lo studio sull’asse diacronico fa emergere il riutilizzo di un modello o il riacutizzarsi di una posizione ideologica nella seconda tragedia rispetto alla prima: talvolta il ritorno, la riscrittura, la ripetizione di un episodio o di un personaggio possono essere il prodotto di un ripensamento o della elaborazione di una soluzione in senso più sperimentale o sovversivo.
Le caratteristiche strutturali del genere, che nelle tragedie di Webster si fonda sulla massiccia presenza di elementi metateatrali, assegnano al personaggio femminile un ruolo secondario all’interno della “”scena seconda””, una marginalizzazione spaziale che ripropone a livello visivo e simbolico l’alienazione femminile dalla società patriarcale fondata sull’etica della vendetta. La rappresentazione del personaggio femminile en abyme, replica di se stesso nell’oggettificazione del manufatto artistico con cui si identifica, non è che l’ennesima manifestazione dell’estrema autoreferenzialità che caratterizza il macrotesto websteriano, teatro che continuamente allude a se stesso svelando la finzione, spettacolarizzando le regole di genere, proponendosi come entità in continuo “prodursi” nel dialogo e nell’ibridazione costante tra testi ed enunciati della cultura rinascimentale europea.

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