Carcere senza fabbrica: povertà, lavoro forzato e welfare

Giuseppe Caputo

ISBN: 978-88-3379-177-7
ISSN: 2421-5880
Caratteristiche: 2020 • 17x24 cm • 320 pagine • brossura

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Carcere senza fabbrica: povertà, lavoro forzato e welfare
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Carcere senza fabbrica: povertà, lavoro forzato e welfare
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Descrizione

La teoria e la storia della moderna penalità sono riconducibili a due letture che si presentano come antitetiche: quelle riformiste e quelle revisioniste. Quelle riformiste vedono nella nascita della prigione, basata sulla pratica del lavoro forzato, una tappa centrale per l’adozione di un sistema punitivo “umano” volto alla correzione morale e sociale dei condannati.

Quelle revisioniste considerano il carcere-fabbrica un laboratorio per la trasformazione del povero ozioso in operaio docile, individuando nel lavoro forzato carcerario uno dei tratti distintivi della penalità moderna, un dispositivo di generalizzazione della cultura borghese lavoro-centrica.

Entrambi gli approcci convergono nell’enfatizzare il ruolo del lavoro carcerario, ma cadono nell’errore di privilegiare lo studio della retorica che ha accompagnato il modello di carcere rieducativo, rispetto all’esame della concretezza giuridica e sociologica del fenomeno che ha indubbi riflessi anche sul suo inquadramento teorico.

Carcere senza fabbrica, attraverso una articolata genealogia storica e socio-giuridica del lavoro forzato carcerario dallo Stato liberale ad oggi, mostra come il progetto correzionalista di assimilazione del carcere alla fabbrica sia rimasto, nel caso italiano, un dogma ideologico, presente nella retorica di alcuni dei riformatori, ma non recepito nella legislazione e tantomeno nelle pratiche di governo.

Ne emerge un idealtipo di penitenziario molto lontano da quello elaborato dalla critica foucaultiana e dalla storiografia revisionista. Il sistema legale dell’esecuzione penale italiano, ieri come oggi, appare volto, secondo l’intramontabile principio di deterrenza, a perseguire, con modalità considerate come economiche ed umane, lo scopo della punizione della povertà, piuttosto che quello della sua correzione.

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Giuseppe Caputo ha conseguito il dottorato di ricerca in teoria e storia del diritto presso l’Università di Firenze, dove è titolare di una borsa di ricerca sul lavoro forzato e tiene un seminario sulla storia e la teoria delle istituzioni penali e penitenziarie. È membro del “L’altro diritto, centro interuniversitario di ricerca su carcere, devianza, marginalità e governo delle migrazioni” e coordina la clinica legale sulla “protezione dei diritti delle persone in esecuzione penale”. Ha preso parte a numerosi progetti di ricerca nazionali ed europei, tra i quali “Crime repression costs in context” e “Prison ligitation network” della Commissione europea. È stato membro degli “Stati generali dell’esecuzione penale” del Ministero della giustizia per i quali ha elaborato la proposta di riforma del lavoro penitenziario. È autore di diverse pubblicazioni sul tema della sicurezza sociale e del trattamento penale della povertà.

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