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Libro del mese – Ottobre 2020 – Tondini di ferro e bossoli di piombo. Una storia sociale delle Brigate Rosse

8 Ottobre 2020

 

Intervista all’autore Matteo Antonio Albanese

 

Cosa sappiamo della nascita delle Brigate Rosse? Che furono le prime a parlare (si direbbe a dare l’allarme) di globalizzazione. Lo rivela lo storico Matteo Antonio Albanese, professore (a contratto) di Storia dei partiti e dei movimenti politici presso l’università di Padova, nel suo nuovo libro pubblicato da Pacini Editore Tondini di ferro e bossoli di piombo. Una storia sociale delle Brigate Rosse.

 

Perché, a più di 50 anni dalla nascita delle Br, questo libro?

Perché alcuni dei documenti, dei racconti e delle storie che avevo raccolto per la mia tesi di dottorato mi avevano portato a pensare che la storia del brigatismo fino al 1974 fosse da rivedere con attenzione. Credo che i legami profondi con la classe operaia e alcune delle sue strutture, non erano mai stati studiati a fondo. Il racconto che ne seguì e l’ammissione che quella storia non fu raccontata per pudore mi spingono oggi a riprendere in mano un vecchio progetto ora che sono un poco più vecchio anche io e, forse, più incosciente nel negare quel pudore.

 

In questo è stato anche aiutato da un incontro…

Sì, è impossibile scrivere una storia delle Br senza incontrare i protagonisti di quell’epoca. Con Renato Curcio, seduti in un bar, abbiamo parlato a lungo. Io, sapendo che non era incline a parlare della sua storia di brigatista non avevo neppure preparato domande specifiche. Fu lui a dirmi che alcune delle cose che erano state scritte non riflettevano, in fondo, la vera natura del fenomeno brigatista e che era un peccato che nessuno avesse voluto andare oltre l’aspetto militare.

 

Nella sua ‘nuova’ storia sociale delle Br fa luce su un periodo preparatorio fondamentale per comprendere la natura del movimento.

Mi sono fermato al 1974, in particolare il 17 giugno del 1974, quando per la prima volta le Br uccisero. Questo è un dato che mi ha sempre fatto pensare: la morte di due militanti missini è stata poco studiata; ma è fondamentale. Le Br vengono fondate nell’estate del 1970 ma fino al giugno del 1974 non sparano, mai. Cosa succede in quei quattro anni? Chi erano questi brigatisti? Dove vivevano, che facevano? Quanti li avranno avuti come vicini di casa, compagni di fabbrica? Quanti sapevano ed hanno simpatizzato o semplicemente fatto spallucce perché- un compagno non si denuncia alla polizia? Molti, ed erano molti di più di quanti non ci abbiano fatto credere, sapevano ed hanno taciuto.

Non per paura, non per viltà, forse alcuni anche per questo, ma molti per solidarietà.

 

Solidarietà?

Sì, una solidarietà che ti porta a cercare di comprendere anche quando sei in disaccordo, è una forma di fratellanza, di comunanza che c’era nelle fabbriche, nei quartieri e nelle strutture organizzate della sinistra italiana. Per quanto l’Unità le chiamasse le “sedicenti Brigate Rosse”, ci sono le sfuriate di Pajetta durante le riunioni della segreteria nazionale del Pci a restituirci non solo la preoccupazione del Partito (quello con la P maiuscola perché la linea è sempre giusta) ma anche l’analisi di un dirigente comunista che nella stanza di Botteghe Oscure ricorda che «questi gruppi riscuotono le simpatie dei lavoratori perché si muovono con radicalità su terreni che sono anche i nostri».

 

Lei visse quegli anni si direbbe di riflesso, era molto giovane. Ma quella storia l’ha in qualche modo affascinata.

Io sono nato nel 1973, non ho vissuto quegli anni se non attraverso pochi ricordi tra cui quelli di mio padre, di mia madre, del TG1 della sera. Ma c’è una parola che ha accompagnato la mia crescita: crisi. In Italia c’è sempre stata una qualche crisi. Poi ho scoperto che la crisi era cominciata l’anno della mia nascita. La crisi è, letteralmente, un cambiamento radicale. Ma cosa caspita era successo nel 1973 di così terribile da far sprofondare una gran parte dell’universo conosciuto in uno stato di crisi così profondo e duraturo che secondo alcuni economisti non è ancora terminato? I fenomeni immediatamente visibili sono stati due: il dollaro ha cessato di essere convertibile in oro, perdendo de facto qualsiasi base materiale per il suo valore, e i Paesi produttori di petrolio hanno deciso di aumentare i prezzi.

 

Una crisi che spiega molte cose?

Sono convinto che l’esplosione di violenza politica che ha caratterizzato l’Italia di quel lungo decennio abbia trovato una parte importante della sua spiegazione proprio in quella crisi in quel cambiamento che ha lasciato centinaia di migliaia di persone senza uno scopo ed una prospettiva. Per assurdo le Brigate Rosse vogliono fare la rivoluzione in nome della classe operaia proprio mentre questa sta scomparendo.

 

Cosa sarà cambiato?

Non ci sarà più in Italia, così come in molti altri dei paesi occidentali, la catena di montaggio ma il lavoro prenderà altre forme, più parcellizzate e atomizzate. Non ci saranno più i giganteschi impianti per la lavorazione intensiva perché verranno delocalizzati fuori dal paese e spesso fuori dal continente. In questo processo che strappava di dosso l’habitus alla classe operaia, lasciandola nuovamente nuda ed alla mercé degli elementi, il capitale ribaltava la previsione di Marx: si poteva concentrare il capitale fisso, espandere la finanziarizzazione e allo stesso tempo disperdere i lavoratori.

 

Nel suo libro importanti pagine sono dedicate al rapporto delle Br col Pci.

Gli stessi operai che votavano il Partito non nascondevano una certa forma di simpatia per quell’organizzazione appena nata, e nata in gran parte al loro interno, che criticava aspramente i vertici di quel Partito. Questo avveniva nelle fabbriche nei cui armadietti trovavano ospitalità i primi ciclostilati delle Br così come nei quartieri delle periferie, e nelle stesse strutture sindacali a livello di singola fabbrica o reparto.

 

Br e globalizzazione. Come nasce questa sua nuova chiave di lettura?

Sul numero di luglio-settembre di Sinistra Proletaria appariva il famoso articolo: «la mondializzazione del capitale imperialistico e del suo modo di produzione». Nello stesso settembre del 1970 la prima bomba artigianale incendiava la porta del garage di un dirigente della Sit-Siemens, la firma era una stella a 5 punte storta e la sigla Brigata Rossa.

 

Cosa significa tutto questo?  Perché questa ferrea opposizione?

Nel loro breve saggio sulla globalizzazione su Sinistra Proletaria leggiamo di come sociologi e filosofi assunti e sussunti dalla IBM cerchino di creare un apparato ideologico che spieghi la razionalità intrinseca dell’azienda multinazionale nella società. La produzione della macchina, in quel caso del calcolatore, era intrinsecamente ideologica. La macchina sprigiona una carica ideologica che travalica il ferro e la plastica e che penetra l’essere umano. Il processo ideologico di identificazione tra prodotto ed ideologia del prodotto. Una specie di autogiustificazione quasi hegeliana laddove il razionale è reale ed il reale deve per forza essere razionale. Tutto emana dal ciclo produttivo, pensieri e Prodotti.

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