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Periodici - Storia e Geopolitica

QCR Quaderni del Circolo Rosselli 2-2019 (anno XXXIX, fascicolo 135) - Idee per l’Europa

QCR Quaderni del Circolo Rosselli 2-2019 (anno XXXIX, fascicolo 135)

Idee per l’Europa

Serena Giusti (a cura di)

ISBN: 978-88-6995-591-4
ISSN: 1123-9700
Caratteristiche: 2019 • 16x23 cm • 144 pagine • brossura
Collana: QCR
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Descrizione

«Nel 1989 si svolse in Italia un referendum “di indirizzo”, promosso dai radicali, contestualmente alle elezioni europee, che poneva il quesito alle elettrici e agli elettori se volessero o meno che si arrivasse ad una vera e propria Unione Europea (Ue) e se il Parlamento europeo (Pe) dovesse approvare una vera e propria costituzione europea. I risultati furono del tutto inequivocabili: l’82% dei votanti (oltre 29 milioni di cittadini), rispose di sì. Voleva un’Europa unita e voleva che fosse retta da una vera e propria Costituzione.

Allora la maggioranza delle cittadine e dei cittadini riteneva che solo l’integrazione europea potesse consentire all’Italia di risolvere le vecchie tare e i vecchi vincoli che ne impedivano la completa maturazione a grande paese democratico dal punto di vista economico, sociale, e politico, uniformando il quadro politico italiano a quello europeo.

Sono passati trent’anni e nelle elezioni politiche del 2018 le forze politiche che sono prevalse e hanno poi costituito il governo, si erano pronunciate apertamente contro l’integrazione europea, giungendo fino a minacciare referendum sull’uscita dell’Italia dall’euro o mostrando simpatie per la Gran Bretagna della Brexit. È avvenuto cioè che dopo la crisi finanziaria ed economica, scoppiata nel 2007 negli Usa, ma divampata dal 2008 nel nostro continente, con le misure di austerità che ne sono conseguite, l’Europa in generale ma la zona euro in particolare sono state viste come vincoli che, imponendo quelle misure di austerità, deprimevano la domanda interna e condannavano quote rilevanti di cittadine e di cittadini ad un arretramento delle loro condizioni economiche e sociali.

Una costruzione europea avvenuta su basi rivelatesi fragili che è andata bene fino a che le vicende dell’economia hanno avuto un segno positivo, ma che è entrata in crisi quando il segno è diventato negativo. Avevamo e abbiamo rafforzato meccanismi di controllo della stabilità monetaria, cioè quelli che hanno costretto taluni paesi all’austerità, ma non ci siamo dotati di strumenti per una vera e propria politica economica comune. Naturalmente questo è stato particolarmente vero per la zona dell’euro. La stessa Banca Centrale Europea ha nel suo statuto la finalità del controllo dei prezzi ma non quella della crescita e dell’occupazione. Fortunatamente c’è al timone della BCE una personalità come quella di Mario Draghi, che, con lo strumento del quantitative easing, cioè con l’acquisto massiccio di titoli del debito pubblico, ha impedito il collasso di talune economie europee. Rimarrà nella storia la sua frase del 26 luglio 2012, a Londra che la stessa BCE avrebbe fatto whatever it takes, ovvero tutto quello che sarebbe stato necessario per salvare l’euro e così è stato…»

Valdo Spini – Direttore

 

Scarica l’indice del fascicolo (66 kb)

 

 

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