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Periodici - Architettura Innovazione e Gusto

Architettare n. 21 - Rethink

Architettare n. 21

Rethink

AA.VV.

ISBN: 978-88-6995-265-4
ISSN: 2420-7756
Caratteristiche: 2017 • 13x21 cm • 160 pagine • oltre 100 immagini • brossura
Fascicolo   € 10,00
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Descrizione

«Tutti noi utilizziamo e applichiamo la parola ripensare, anche se il termine non racchiude in sé un significato univoco e universalmente riconosciuto: in contesti differenti può assumere significati diversi. Ripensiamo alla vita, alle esperienze, ai sentimenti, ripensiamo a quanto sappiamo a livello teorico per poterlo applicare con utilità, ripensiamo per cercare di afferrare l’essenza delle cose, ripensiamo per affrontare un determinato problema che apparentemente ci sembra irrisolvibile. In architettura ripensiamo per migliorare un progetto che ancora non ci soddisfa pienamente.

Mentre nella maggior parte delle discipline si fissano i contenuti dell’atto del ripensare attraverso le parole, mettendole per iscritto, in architettura, che è un linguaggio iconico, si utilizzano i segni che vanno a comporre il progetto: è possibile pertanto muoversi con una libertà che non ha pari in altre discipline. Libertà che consente di percorrere strade fino al momento prima impensabili con risultati potenzialmente straordinari, e che tuttavia si trasforma sempre più spesso in opere e spazi deludenti, banali, inutili che conducono inesorabilmente alla dissoluzione ambientale in atto. In questi casi si dice che mancano le risorse per fare meglio: in realtà manca la capacità di produrre idee innovative, e quelle che riescono faticosamente a prendere piede sono limitate dal pensiero dominante.

Si è passati dalla tecnica al servizio del progetto, al progetto al servizio della tecnica che riduce l’architetto a un impiegato del sistema tecnico-legislativo annullando la sua libertà, ma anche la possibilità stessa della sua responsabilità. Tutto ciò non ha alcun senso nell’era della rivoluzione digitale che spazza via ogni certezza, dove l’unica costante è il cambiamento, l’unica certezza è l’incertezza – ci ricorda Zygmunt Bauman – suggerendo di prendere coscienza della precarietà della vita e affrontare le condizioni nel loro continuo mutare con idee nuove e diverse.

Nell’era dell’intelligenza artificiale non mi spaventa la capacità delle macchine di pensare come gli umani ma, al contrario, mi preoccupano le persone che si riducono a pensare come le macchine, senza valori, senza responsabilità, senza idee. L’unico modo per uscire da questo vicolo è lasciar spazio alle idee, quelle idee capaci di cambiare il modo di fare le cose: queste idee sono il carburante del cambiamento in atto.

Tutte le nuove idee, grandi o piccole, incontrano un certo grado di resistenza alla loro diffusione, specialmente se presuppongono un cambio di comportamento, ma se vogliamo cambiare il modo con cui le persone si comportano, dobbiamo cambiare il modo con cui ripensiamo all’architettura, con idee semplici, nuove, giuste. Ecco allora che ripensare indipendentemente dal luogo comune, comprendere le necessità delle persone e sperimentare nuove soluzioni, riconoscere il futuro dei cambiamenti emergenti e riuscire a cavalcarli e far leva sulle risorse disponibili, diventano possibili modi per fare uscire l’architettura dalla sua autonomia dorata e inutile, e incidere veramente sulla vita delle persone in modo positivo e diffuso.

Compreso che il compito principale, in quanto architetto, è quello di diffondere le idee innovative del progetto al maggior numero di persone, ci sono quattro punti, importanti, che consentiranno certamente di essere più efficaci […]».

Andrea Rinaldi
Presidente Ordine e Fondazione Architetti di Reggio Emilia

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