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SAGGISTICA

Alla ricerca di forme nuove - Il modernismo nelle letterature del primo ’900

Alla ricerca di forme nuove

Il modernismo nelle letterature del primo ’900

Romano Luperini (a cura di)
Testi di: Olivier Bivort, Luca Crescenzi, Maria DiBattista, Raffaele Donnarumma, Romano Luperini, Flavia Mariotti, Pierluigi Pellini, Daniela Rizzi, Franca Ruggieri, Paolo Tanganelli

Caratteristiche: 2018 • 15,5x23 cm • 288 pagine • brossura con bandelle
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Descrizione

«Negli studi letterari «modernismo» è una categoria ormai «inevitabile», e tuttavia tutt’altro che definita. Il Colloquio dell’Associazione Sigismondo Malatesta è stato pensato per contribuire a tale definizione che sembra ormai sempre più urgente. Ed è stato infatti un Colloquio massimamente aperto al conflitto delle interpretazioni, cosa non molto frequente nell’Italia di questi anni.

Vi hanno partecipato studiosi di quasi tutti i principali paesi europei (non erano presenti rappresentanti dei paesi scandinavi e, assenza forse più significativa, della cultura letteraria portoghese che pure ha avuto un notevole rilievo nella proposta del termine in questione, sebbene in una accezione particolare, come si fa notare nella relazione introduttiva al Colloquio). A conti fatti è possibile poi osservare, nelle presenze, un netto sbilanciamento a favore degli studiosi del romanzo rispetto a quelli della poesia. Questa circostanza non è da imputare certo agli organizzatori: piuttosto sta nelle cose. Oggi, per ragioni complesse fortemente collegate alla cultura accademica egemone e ai meccanismi attuali della comunicazione, la narrazione ha indubbiamente uno spazio privilegiato nella critica. Anche per questo motivo, probabilmente, lo stesso termine «modernismo», pur promosso inizialmente non solo per narratori come Joyce ma per poeti come Pound ed Eliot, è oggi in Europa impiegato con maggiore intensità dagli studiosi di narrativa.

Le specificità delle varie culture nazionali hanno avuto una indiscutibile rilevanza nelle diverse interpretazioni di questa categoria che è insieme critica e storiografica e dunque richiede una attenzione complessa e multiprospettica. Se nella cultura anglosassone essa è già affermata da tempo, in quella francese è più recente e controversa. E si capisce: se in Inghilterra negli anni che vanno dagli inizi del Novecento alla fine degli anni trenta è ben visibile uno spazio sufficientemente omogeneo, anche se solcato da poetiche diverse, di forte innovazione letteraria, in Francia il panorama è meno netto, più sfrangiato e contraddittorio. Secondo alcuni francesisti già dopo il 1848, in Flaubert e in Baudelaire (e persino, si aggiunge, in Zola) ci sarebbe in nuce una forma precisa di «modernismo». Anche per la situazione russa l’uso del termine risulta problematico, come vedremo, seppure per ragioni opposte (proprie di una cultura «arretrata», mentre quella francese appare ovviamente «avanzata»), perché qui, nel primo Novecento, e negli stessi anni, tendenze simboliste e decadenti (dunque, «ottocentesche»), eppure per quel paese fortemente innovative, ne fronteggiano altre di tipo avanguardistico e futuristico (si veda a questo proposito, in questi atti, la relazione di Daniela Rizzi). Minori problemi, anche stando ai risultati emergenti dalle relazioni di questo Colloquio, offrono invece la letteratura inglese, tedesca, ispanica e italiana, dove la categoria critica di «modernismo» è ormai di uso comune per indicare la cultura letteraria prevalente nei primi decenni del Novecento…»

Romano Luperini

 

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L’opera è disponibile anche in versione ebook

 

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