Cosa intendiamo quando parliamo di città intelligenti? Tenendo conto che la città non diventa intelligente di per se stessa, la prima affermazione lapalissiana è un po' spiritosa: una città per ambire alla qualifica di “intelligente” deve essere amministrata, gestita e disegnata intelligentemente. Una caratteristica quest'ultima non sempre così scontata.
Mentre è scontato che l’eventuale intelligenza di una città è un percorso continuo frutto dell’attività di soggetti pubblici e privati.
Affrontando il tema "Città dialogante", un aggettivo che meglio può prestarsi al futuro delle nostre città tanto quanto al loro passato che, da sempre, è frutto di un dialogo, Opere approfondisce la "smart city" delineando lo scenario prossimo delle nostre città e il futuro degli ambienti urbani nell’epoca dell’IT, dell'information technology.















Partendo




Il futuro dell’urbanistica nelle città e dintorni sarà a Volume Zero senza ulteriore consumo di suolo. In alcuni contesti italiani questa è già una realtà con ottimi riscontri in termini di qualità dell’ambiente urbano. Un argomento di dibattito e confronto sviluppato ampiamente nella rivista attraverso interventi di varia origine. Spesso le soluzioni sono più di una e si focalizzano su nuovi sviluppi tematici e nuove strategie di intervento per raggiungere un risultato che sia ampio e pieno di possibilità per il futuro delle nostre città. Guido Incerti è il nuovo direttore e, con il volume 27 della Rivista esplora, inoltre, il panorama dell’architettura spaziando dalla Biennale ai Laboratori di Innovazione; e propone esempi di soluzioni applicati in vari contesti, ed interviste a nomi autorevoli per stimolare nuove riflessioni.








